Shebar® – Monococco della Pianura Bresciana

Il monococco a marchio Shebar® è una varietà di grano molto antico che si è estinto alla fine dell’età del Bronzo e la cui coltivazione è stata ripresa oggi nella Pianura Padana.

Il grano monococco – Triticum monococcum – è la specie geneticamente più semplice ed antica di grano coltivato, originario della zona centro-settentrionale della Turchia. Alcune reperti archeologici risalenti a 23 mila anni fa dimostrano che nella zona a sud del lago di Tiberiade – Mar di Galilea – esisteva una comunità stanziale che si cibava di una forma primitiva di grano monococco. Altri reperti, risalenti al 8300-7500 a.C., dimostrano che sulle sponde del Mar Morto c’erano delle vere e proprie coltivazioni di grano monococco. D’altronde è proprio durante il periodo del Neolitico che si compie un passo importante nella storia dell’umanità: nasce l’agricoltura.

La mezzaluna fertile è il luogo in cui si coltivavano i prmi esemplari di monococco che risalgono a circa 23.000 anni fà - Itinerari BresciaLe acque del fiume Eufrate sulle cui sponde, circa 23.000 anni fà, si coltivava una forma primitiva di monococco - Itinerari Brescia

Il cadavere di Ötzi fu ritrovato nel 1992 e fu una scoperta sensazionale, che permise di scoprire molto sugli usi e costumi degli uomini dell'età del Bronzo - Itinerari BresciaÖtzi, l'uomo dei ghiacci che visse durante l'età del Bronzo, fu scoperto nel 1992 in Val Senales, nel Sudtirolo - ItinerariBrescia.

Le prime coltivazioni di monococco sono delle tipologie ancora primitive con spighe fragili che, una volta mature, si rompono liberando sul terreno i semi in esse contenute. Servono solamente un centinaio d’anni per far si che nei campi della Mezzaluna Fertile – l’antica regione del Medio Oriente compresa tra Egitto e Turchia – si coltivi un tipo di frumento monococco a spiga rigida, frutto della domesticazione dell’uomo. Attraverso la mezzaluna fertile il grano monococco e l’agricoltura si sono diffusi in tutta l’area mediterranea.

La conferma della presenza del monococco nel bacino del Mediterraneo – più in particolare nelle valli meridionali dell’arco alpino – viene da una scoperta molto recente. Nel 1991, una coppia di Norimberga, fa una scoperta sezionale: di ritorno dall’escursione sulla vetta del Similaun – alta Val Senales in Südtirol – trovarono il cadavere umano imprigionato nel ghiaccio. Si trattava di Ötzi – così venne successivamente battezzata la mummia, in onore delle vicina valle austriaca di Ötztal – un uomo vissuto tra il 3350 ed il 3310 a.C.

Shebar® è il marchio registrato del monococco di origine della Pianura Bresciana - Itinerari BresciaIl grano tenero, apparso in Italina nella seconda metà del XVI secolo - Itinerari Brescia

Le spighe del grano tenero e del monococco sono notevolmente differenti, come dimostra l'immagine - Itinerari BresciaI chicci del monococco Shebar® - Itinerari Brescia

Questo ritrovamento è fondamentale per avere informazioni precise sul patrimonio genetico, le malattie, gli abiti, gli utensili, le abitudini di vita e le armi di un uomo vissuto durante l’età del Rame. Uno studio meticoloso di ciò che l’uomo aveva nell’intestino ha permesso agli esperti di stabilire quale fosse la dieta di allora: poche ore prima di morire Ötzi aveva mangiato funghi, mele selvatiche, frutti di prugnolo spinoso, bacche e legumi e carne di stambecco cotta direttamente sul fuoco. Due erano gli elementi fondamentali della sua dieta: orzo e un’antichissima specie di frumento, conosciuta come grano monococco. La coltivazione di questo secondo cereale scompare però alla fine dell’età del Bronzo ( 1000-900 a.C. ), soppiantato dal più produttivo farro: il frumento viene abbandonato dopo esser stato coltivato per più di 7 mila anni dalle genti del mediterraneo. A sua volta il farro scompare dalla pianura padana e dalle valli alpine attorno alla seconda metà del XVI secolo sostituito dal grano tenero e, nelle aree più calde, dal grano duro: queste sono tutt’ora le due specie coltivate nel bacino del mediterraneo. L’abbandono del grano monococco prima e del farro poi sono dovuti alla ridotta produttività ed al fatto che hanno il chicco coperto dal glume, che dev’essere eliminato prima della macinazione.

I chicchi di monococco Shebar®, il monococco della Pianura Bresciana - Itinerari BresciaIl pane Shebar® è molto nutriente e povero di grassi, adatto ad un alimentazione sana e naturale - Itinerari Brescia

A differenza del farro – che viene coltivato in alcune aree marginali dell’Appennino centrale – il monococco è completamente scomparso dall’Italia. Ve ne sono solamente alcune coltivazioni in Europa, precisamente in Austria e nella regione francese del Sault. Le cose sono però cambiate per il grano di Ötzi, il monococco, in quanto a Cigole, nella bassa bresciana, questo cereale ha iniziato ad essere nuovamente coltivato. Promotori di questo progetto di valorizzazione culturale e territoriale sono la Fondazione Pianura Bresciana e la Cooperativa Sociale L’Antica Terra, braccio operativo della Fondazione che si è occupata della concreta coltivazione del Monococco.

Shebar® è il marchio del Monococco della pianura bresciana, sinonimo di qualità e garanzia di genuinità. Nato alla fine del 2007, il marchio Shebar® riproduce una formella in argilla cotto che si trova su una delle pareti del Castellino di Cigole: è stato utilizzato questo simbolo per dare un’identità territoriale forte ai prodotti che usciranno con questo marchio. Anche il nome ha un’origine ben precisa: She era la dea del grano degli antichi sumeri e Shebar era il nome con il quale essi indicavano il grano.

Il logo Shebar® - Monococco della Pianura Bresciana - Itinerari BresciaIl pane a base di farina di monococco Shebar® - Monococco della Pianura Bresciana- Itinerari Brescia

Altre aziende locali si stanno impegnando nel lancio del marchio Shebar® – Monococco della Pianura Bresciana come un prodotto naturale a basso contenuto di glutine. Il Pastificio Tradizioni Padane ha all’interno delle sue produzioni di pasta tipica bresciana una linea dedicata esclusivamente al monococco, mentre BABB – Birrificio Artigianale Bassa Bresciana si dedica alla produzione di birra a base di monococco Shebar®. A sposare questo progetto c’è anche l’Osteria Latenasca (Lainate, Milano) la quale crea dei piatti a base di grano di monococco, come la più tradizionale pizza. A concludere il pull di aziende sensibili all’argomento del benessere in tavola c’è un’altra impresa bresciana, la P&L Software leader nella creazione di gestionali per la Grande Distribuzione.

In un epoca in cui l’attenzione si focalizza sulla caratteristiche dietetico – nutrizionali degli alimenti, il monococco Shebar® si propone come un valido alleato, grazie all’ottima composizione della sua farina, al basso livello di glutine ed al basso impatto ambientale della sua coltivazione. Tutto questo senza togliere gusto e sapore ai piatti della nostra tavola.

Scheda dei valori nutrizionali (PDF) del monococco Shebar®

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18 risposte a “Shebar® – Monococco della Pianura Bresciana”

  1. mara borroni scrive:

    Ho mangiato più volte la pizza fatta con la farina di monococco è ottima,la mangio nella pizzeria di Lainate Latenasca.

  2. agostino scrive:

    Buongiorno,
    sono interessato a questa tipologia di grano e vorrei sapere dove trovare i semi. Grazie

  3. […] farina a marchio shebar proviene da una varietà di grano molto antico, che si è estinto alla fine dell’età del […]

  4. Carla scrive:

    Molto interessante, vorrò assaggiarlo, e farlo conoscere ai miei amici, grazie alle persone che hanno contribuito al recupero di questo prodotto.

  5. michele scrive:

    Dove posso trovare la farina? C’è qualche venditore al dettaglio a Brescia e dintorni? Grazie, buona giornata.

  6. Marisa De Vita scrive:

    Ogni volta che mi reco all’Osteria Latenasca di Lainate mangio la pizza con farina di monococco, la trovo veramente buona, la preferisco a quella tradizionale.

  7. marina sazzi scrive:

    buongiorno, dove posso trovare nel milanese nel cremasco o nel lodigiano questa farina? dove posso acquistarla? e’ adatta anche a soggetti allergici alle graminacee?

  8. valeria scrive:

    Ho assaggiato ieri a expo nello stand di coldiretti una semplice insalata di monococco , buona e digeribile. Da pubblicizzare l uso di questo antico cereale per la valorizzazione delle biodiversità oltre all effettiva bontà! !

  9. raffaella scrive:

    Abito a Viterbo.come potrei avere questa farina? Ci sono rivenditori nella mia zona(Lazio)? Grazie.

  10. Debbra scrive:

    Codesto intervento mi trova completamente in accordo.
    Generalmente il sito internet http://itineraribrescia.it è
    scrittocompletamente come si deve, lo leggo sempre.
    Complimenti, a risentirci.

    1 post da spulciare è presente a questo collegamento

  11. daniela scrive:

    la farina monococco l’acquisto dal sito initalynatural.com , dove vendono anche altri grani antichi e prodotti recuperati da piccoli produttori ancora interessati a salvaguardare produzioni ormai quasi estinte.
    sono davvero molto motivati a salvare metodi e tradizioni antiche.

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